21 maggio, 2017

Paradise lust



Lo sterminio dei campi. (A. Zanzotto)

Se ci è ancora concesso di vivere un’esperienza significativa in questo mondo inaridito, avviene quando possiamo – in casi rarissimi oggigiorno – contemplare un paesaggio, trascorrere un po’ di tempo in un parco, aver cura di un giardino o di un orticello. Davvero, se esiste il Paradiso, esso è simile ad un verziere: d’altronde Paradiso significa appunto “giardino”. Non è solo la bellezza delle fonti, degli alberi e dei fiori, dalle forme e dalle tinte più disparate a suscitare una sensazione, per quanto effimera, di estasi. Non è solo il gioco sempre diverso di luci e di rezzi, quanto la coscienza di essere immersi in qualcosa di vivo: i tronchi ed i rami impercettibilmente si ispessiscono, le fronde crescono, riempiendosi di gemme e di foglie, i frutti si coloriscono, i boccioli un po’ alla volta si schiudono per esibire corolle variopinte... E’ dunque un universo vivace, fluido, percorso da linfe, da umori, da tensioni.

I sentimenti che si provano di fronte ad uno spettacolo siffatto sono ineffabili: se ne esiste uno che può, almeno in parte, rendere quanto si prova, è la nostalgia, un desiderio intenso, struggente ed indefinito. E’ forse il ricordo confuso e crepuscolare di un’età dell’oro per sempre perduta, quella evocata in tanti miti primordiali, quando non esisteva il male, solo perché non lo si concepiva, prima che il tempo profanasse il tempio della vita su cui si proiettarono le ombre della colpa, del disfacimento e della morte, prima che si avviasse l’assordante motore della storia.

Così talora ci è ancora concesso di vivere un’esperienza feconda in questo mondo sterile. Persino per qualche istante sogniamo un’impossibile riconciliazione, il ritorno all’armonia iniziale, l’apocatastasi.[1] E’ solo un sogno più labile ed evanescente della realtà...

[1] Secondo il teologo e filosofo Origene, alla fine dei tempi avverrà la redenzione universale e tutte le creature saranno reintegrate nella pienezza del divino. Questo ristabilimento si definisce “apocatastasi”.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

17 maggio, 2017

La minaccia



Il quarto angelo suonò la tromba ed un terzo del sole, un terzo della luna ed un terzo degli astri fu colpito e si oscurò: il giorno perse un terzo della sua luce e la notte ugualmente. (Rivelazione)

Nel testo "L'invasione degli intraterrestri" ci ponevamo la seguente domanda: "Forse siamo stati distratti dalle sfere che brillano in cielo. Quante pellicole stanno annunciando un’invasione dallo spazio! Depistaggio?” Alla luce di ulteriori indizi, saremmo inclini ad ipotizzare proprio un tentativo di sviare l’attenzione dalla vera minaccia futura che probabilmente non giungerà dal cielo.

Werner Von Braun preconizzò che il terrorismo “islamico” ed i meteoriti sarebbero stati usati dal sistema come spauracchi. Lo scienziato tedesco previde anche una falsa invasione aliena che sarebbe stata il pretesto per coagulare il consenso dei governi e delle nazioni contro il nemico esterno, insomma l’espediente decisivo per l’instaurazione del Nuovo ordine mondiale. Non si vede perché, adempiutesi le prime due “profezie”, non dovrebbe avverarsi la terza.

Il pericolo esiste, ma non viene dall’alto, quanto – si può presumere - dalle viscere della Terra. Tradizioni antiche e miti contemporanei (si pensi almeno a Bulwer Lyton ed ai Deros di Richard Shaver, pericolosi esseri animati dalle peggiori intenzioni), cercano di attirare l’attenzione sulla vera insidia e sulla sua ubicazione. Noi, però, siamo attratti e distratti dalle profondità cosmiche, dai visitatori delle stelle, dai “prodigi” celesti, dagli esopianeti simili alla Terra, l’ultima fandonia della nasuta N.A.S.A.

Intanto, però, il livello di radiazioni nucleari aumenta in tutto il pianeta e le energie ionizzanti, stando ad alcuni ricercatori, creano l’ambiente adatto alla genia che da millenni alberga nel sottosuolo, una stirpe nefanda ormai prossima ad uscire dai suoi tenebrosi nascondigli. Nel contempo l’energia solare, datrice di vita, sta scemando...

Intanto le scie, che deturpano il cielo, lo trasformano in un gigantesco schermo su cui proiettare fallaci ologrammi?

Fantasie? Ipotesi peregrine? Chi vivrà vedrà... ma quanto potrà fidarsi di quanto vedrà?

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APOCALISSI ALIENE: il libro

13 maggio, 2017

Il cellulare ed il cielo



Dal cielo è questa penombra / che senza termine è la fede / anche dell’insetto che procede / dalla foglia immemore alla stella. (A. Zanzotto).

E’ ormai impossibile qualsiasi coesistenza, qualsiasi conciliazione: la stragrande maggioranza dell’umanità ha gli occhi fissi al cellulare; pochissimi sono ancora abituati ad osservare il cielo. Ciò avviene in senso letterale, ma pure metaforico. Il telefono cellulare, con tutte le sue “evoluzioni intelligenti” (mai l’intelligenza fu tanto sciocca), è emblema di una società adescata dalla tecnologia, anzi convertita essa stessa in un oggetto, reificata. Niente e nessuno potrà mai scalfire la massa in cui si è spento anche l’ultimo battito. Il contegno della massa non è adattamento né rinuncia, piuttosto adesione inconsapevole e piena al non pensiero unico, alla morte dell’immaginazione.

E’ indubbio: il destino ed il futuro appartengono a quell’esigua minoranza che sa ancora porsi delle domande, che non si lascia ammaliare dal canto stonato di sirene sintetiche. Il destino ed il futuro appartengono a quelli che sono capaci di indagare e contemplare: costoro, anche quando guardano il firmamento, per cogliere segni e forse presagi di quanto sta per accadere, intuiscono che lo stesso cielo cela qualcos’altro… Comprendono che “l’essenziale è invisibile agli occhi” (A. De Saint Exupery).

Essi non ignorano gli eventi, ma, in luogo di lasciarsi risucchiare dai “fatti”, passano accanto alle circostanze: guardano oltre per tentare di intravedere uno spiraglio, una fenditura nell’uniforme parete del mondo. Questa avanguardia affronta le sfide della vita, ma non ignora che il cimento più arduo è e sarà affrontare sé stessa.

Si vive così una condizione ossimorica, con la coscienza che la realtà si nutre di contraddizioni e di antitesi. Si procede attenti alle innumerevoli variabili, senza trascurare quei particolari che potrebbero chiarire l’intero quadro.

Ci si protende verso il fine della fine, consapevoli che niente è facile né gratuito, ma lasciandosi indietro le illusioni fatte baluginare innanzi agli occhi vacui degli schiavi. Sono grandi illusioni, ma più grandi saranno le delusioni.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

07 maggio, 2017

Atei e credenti



Talora siamo inclini ad invidiare due categorie di persone: gli atei ed i credenti. Irreligiosi e devoti non sono poi così diversi: gli uni e gli altri possiedono delle certezze negate agli scettici, ossia i cercatori della verità. Vero è che è difficile trovare degli atei coerenti e dei fedeli del tutto compenetrati dalle loro convinzioni, tuttavia i dubbiosi restano in un limbo dove sono senza sosta sollecitati da forze avverse e quasi equipollenti che impediscono loro di scegliere una direzione purchessia.

Riconosciute come sciocche le motivazioni dei miscredenti-dogmatici, specialmente quando radicate in un rozzo scientismo, gli esploratori degli universi non riescono ad aderire alle posizioni di chi ha fede, non tanto perché distolti dal problema del male, ma in quanto manca loro un quid, forse il kairòs, l’occasione propizia per abbracciare una rivelazione. Costoro non sono toccati da quella che i teologi chiamano Grazia. Così si resta in attesa di una svolta che pare non giungere mai. Ha ragione Alessandro Manzoni quando scrive: “E’ meglio tormentarsi nel dubbio che adagiarsi nell’errore”. Tuttavia sarebbe preferibile non essere tormentati, ma attingere, se non una sicurezza, almeno una bussola per orientarsi nel mare magnum e burrascoso della vita e della morte.

E’ comunque indubbio che gli indagatori, anche qualora un giorno decidessero di accogliere un convincimento sul mondo soprannaturale, resterebbero sempre degli isolati ed il loro cambiamento non si tradurrebbe mai in un’affiliazione ad una confraternita, giacché è nelle chiese che la spiritualità diventa idolatria, è nelle chiese che tutti i princìpi più alti si desublimano nei disvalori più abietti, benché celati da spessi veli di ipocrisia.

Infine per credere bisogna rinunciare a porsi troppo domande, occorre dimenticare la Storia, l’Archeologia, la Filologia etc. Ciò non vuol dire sia necessario essere ignoranti, ma ammettere che la conoscenza è sempre relativa, dovendosi arrestare di fronte a connaturati limiti gnoseologici ed epistemologici.

In questi tempi difficilissimi e liminali, bisogna solo augurarsi che i cercatori sappiano aprirsi, pur mantenendo discernimento, a prospettive ulteriori e che i credenti siano capaci di preservare spirito critico ed elasticità mentale, fino a quando le differenze tra pionieri e devoti sfumeranno, grazie alla fede in sé stessi e per mezzo della fiducia (e non è facile averla) nella profonda, sebbene sovente invisibile, giustizia del tutto.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

01 maggio, 2017

Segnalazioni



Quanti si ostinano ancora a segnalare siti ed articoli che finalmente svelano la “verità ultima” o individuano la risoluzione di ogni problema! Com’è facile immaginare, sono portali “quantici” o cose simili. Riflettiamo: è poi così importante conoscere la “verità ultima”? Inoltre è possibile conoscerla? Pessoa ritiene che non sia possibile. Scrive il celebre autore portoghese: “Non esiste altro problema, se non quello della realtà e questo problema è insolubile e vivo”. Ancora: “Nessun problema ha risoluzione. Nessuno di noi scioglie il nodo gordiano; tutti noi desistiamo o lo tagliamo. Per conseguire la verità, ci mancano dati sufficienti e processi intellettuali che chiariscano l’interpretazione di quei dati”.

Quanti si ostinano a segnalare libri risolutivi! Si continuano a pubblicare testi presentati come la summa del sapere, come la rivelazione finale, ma, nel migliore dei casi, possono solo rischiarare per un istante l’oscurità in cui è avviluppato l’universo. Si può lumeggiare una sfaccettatura di un tema, chiarire un significato o definire un’etimologia, rispolverare un’intuizione dimenticata, ma non ci risulta che alcunché possa essere radicalmente cambiato, dopo aver letto qualche saggio.

Tralasciamo tutte quelle segnalazioni attinenti alla cronaca di questi tempi ferrigni: è sufficiente un briciolo di discernimento per comprendere la piega (sinistra) che hanno preso gli eventi e la direzione verso cui ci stiamo incamminando. Non abbiamo quindi bisogno di scavare fosse già scavate.

Nel campo delle domande fondamentali, le indicazioni che si ricevono sono di deprimente banalità e sempre le stesse da tempo immemorabile. E’ cambiato un po’ il linguaggio, ma la sostanza è la medesima. Annota sempre Pessoa: “La vita è un gomitolo che qualcuno ha aggrovigliato”. E’ così: è impossibile trovare il bandolo della matassa, anzi, più ci incaponiamo nel tentare di districarla, più i fili si ingarbugliano.

Di fronte all’”infinita complessità delle cose” siamo più inetti di bimbi che cercano di camminare, dopo che per molto tempo si sono mossi solo carponi. Meglio: siamo viandanti costretti a scalare una ripida parete rocciosa, senza corde, senza chiodi, senza alcuna esperienza.

Non solo si creano illusioni, squadernando sentenze che sono balbettii, ogni volta in cui si additano sbocchi che sono vicoli ciechi, ma si dimostra superbia e persino un atteggiamento blasfemo rispetto all’imperscrutabile mistero della vita. Perché viviamo? Qual è il nostro destino oltre il fragile interludio terreno? Perché questa prolissità del cosmo, la ridondanza dell’essere, il vuoto incommensurabile del non-senso? Le risposte non soffiano nel vento, ma sono pietrificate nel più granitico silenzio.

Nota: le citazioni di Pessoa sono tutte desunte dal monumentale “Libro dell’inquietudine”.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

24 aprile, 2017

L’enigma della Pietra nera



La Kaaba (cubo) è il noto edificio sacro di forma cubica situato presso La Mecca. Contiene l’Al-hajar al-aswad, la Pietra nera, forse un meteorite. L’oggetto litico era adorato dagli Arabi pagani e, dopo che Maometto conquistò La Mecca, fu integrato nella religione islamica.

Secondo alcune leggende musulmane, il sito fu scelto per la sua connessione con Abramo. Il patriarca fu condotto in Arabia da un vento di tempesta inviato da Allah che ordinò all’uomo di erigere un santuario nel luogo in cui il vento l’avrebbe portato. Mentre Abramo stava costruendo l’edificio, si fermò su una delle pietre dove rimase l’orma del piede. La Pietra nera, portata nel santuario dall’arcangelo Gabriele, era un tempo bianca, ma diventò nera a causa dei peccati degli uomini.

In un’altra tradizione fu Adamo il fondatore della Kaaba. Dopo che il progenitore fu espulso dall’Eden, egli si recò alla Mecca dove Allah depose una tenda di giacinto rosso in cui Adamo potesse vivere. La tenda, che era un angelo, in seguito divenne la Pietra nera. Quando il protoplasta stipulò un patto con gli uomini, essi siglarono un documento che fu dato in pasto alla Pietra. Nel giorno del Giudizio, la Pietra estrarrà la lingua per rivelare il nome di tutti i reprobi e di tutti gli eletti.

Quello della Pietra nera è un vero rompicapo: la sua origine è avvolta nelle nebbie di un passato lontanissimo. Scrive John Keel a proposito di questo monolite: “Alcuni dicono che fu consegnato ad Abramo o a suo figlio Ismaele (il progenitore degli Arabi, n.d.r.) da un angelo, altri sostengono che fu nascosto per secoli nella Grande Piramide, costruita appositamente per custodirlo, finché, sotto la minaccia di una guerra o di un terremoto, i sacerdoti egizi decisero di portarlo in salvo in Arabia. [...] Gli scienziati arabi che lo hanno visto, lo descrivono come un agglomerato di metallo, simile agli agglomerati di ferro e nickel delle meteore che cadono sulla Terra. Qualunque cosa sia, quando un uomo gli si avvicina, è folgorato dall’energia cosmica, la sua mente si spalanca e, in un breve istante di illuminazione, vede l’intero cosmo così com’è e non come lo immaginiamo ed è assalito dal desiderio irrefrenabile di difendere la miracolosa pietra al costo della propria vita. In epoca pre-islamica, il masso fu trasferito nel villaggio di Macaroba (La Mecca) e custodito all’interno di un robusto parallelepipedo di granito, foderato di seta nera”.

Le tribù beduine si contesero in sanguinosi conflitti il possesso del meteorite: nel secolo XII i Crociati tentarono di conquistare Macoraba per impadronirsi della Pietra. Lo stesso Maometto, pur ordinando la distruzione degli idoli venerati dai Meccani, aveva deciso di preservare sia l’oggetto sia il Cubo sacro, incorporandone il culto all’interno dell’Islam: da allora ogni musulmano è tenuto a recarsi in pellegrinaggio almeno una volta nella vita per rendere tributo alla Kaaba. E’ notevole che la Piramide di Keope (o Kufu) ospiti nella camera superiore un “sarcofago” litico che ha le dimensioni esatte della Kaaba.

Mutatis mutandis, la Pietra nera, probabilmente un betel, una “casa del dio”, ossia uno dei tanti massi e meteoriti onorati dalle popolazioni semitiche che abitavano il Medio oriente nell’antichità, ricorda il monolite di “2001 Odissea nello spazio”, la celebre pellicola di Kubrick, tratta dal romanzo di Arthur C. Clarke. Sono tutti oggetti dai poteri misteriosi ed immani, un po’ totem, un po’ strumenti per comunicare con entità invisibili (e sinistre? Extraterrestri, intraterrestri, alieni, demoni), un po’ stargate, un po’ centro di controllo dell’umanità, ma soprattutto simboli.

In quanto simboli, si stagliano sul sottile orizzonte dell’enigma, là dove la più tetra serenità e la più radiosa disperazione si fondono nel significato ultimo della Vita, significato di cui non ricordiamo più neppure l’esistenza.

Fonti:

J. Keel, L’ottava torre, Roma, 2017, pp. 204-206
A. S. Mercatante, Dizionario dei miti e delle leggende, Roma, 2001, s.v. Kaaba


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APOCALISSI ALIENE: il libro

21 aprile, 2017

Al capolinea della Storia



Tutto è Storia, ma la Storia non è tutto.

Oltre la Storia

Quando hai eliminato il mistero dalla vita e dall’universo, hai eliminato tutto. Oggi molti pretendono di aver compresa l’essenza del cosmo, di aver rivelato lo scopo dell’esistenza grazie alla scienza o alla filosofia. Mai l’umanità fu tanto arrogante, superba. Dispiace constatare la deriva di certi ricercatori che, dopo un percorso di interessanti ricerche, sono approdati a conclusioni semplicistiche e rassicuranti. Tra una New age con sugo quantistico ed un Idealismo per i poveri, queste conclusioni si arrogano di essere esaurienti, definitive, escludendo orizzonti ulteriori.

Si è perso il valore della vera indagine che è sempre in divenire: gli stessi studi sul Cristianesimo, lungi dal riconoscere la complessità simbolica di remote esperienze culturali, le impoveriscono attraverso l’acribia di studi filologici e di esplorazioni archeologiche. E’ vero: la storiografia ci presenta scenari sovente prosaici, ma l’età antica e medievale custodiscono un tesoro di saggezza e di profondità che è difficile ascrivere solo a banali condizioni socio-economiche, la struttura di Karl Marx.

Bisogna riscoprire il mito, nel senso più alto della parola: il mito è il complesso degli archetipi che trascendono la “realtà” empirica. Certi avvenimenti evocano significati che superano il loro svolgimento letterale. La stessa vicenda del Redentore – di là dalla storicità degli eventi – alberga nel cuore di un’incoercibile esigenza a confidare in una liberazione dal male cui è crocifisso il mondo da quando avvenne la caduta.

In alcune pristine tradizioni, in primo luogo l’Orfismo, in parte confluite ed amalgamatesi nel Cristianesimo esoterico, scorrevano sorgenti che oggi sono quasi del tutto inaridite. Sono vene cui bisogna provare ad attingere, consapevoli che la materia, anche sotto la forma più rarefatta dell’energia, non esaurisce l’enigma della natura.

Vuoti vati

E’ necessario vedere nell’attuale nutrita schiera di “profeti quantistici” dei falsi profeti. Essi continuano a promettere fantastici cambiamenti, la rigenerazione della società, il Paradiso sulla Terra. Per loro è sufficiente che si consegua la massa critica, una massa che, per ragioni incomprensibili, non si raggiunge mai. Ripetono questa solfa da anni. Fandonie! Se veramente bastasse l’intenzione della coscienza per rinnovare e guarire il mondo, visto che la coscienza ignora lo spazio ed il tempo, quindi la quantità, una sola coscienza potrebbe compiere il miracolo: non ne servirebbero tante. Sarebbe come affermare che, per appiccare un incendio di grosse proporzioni, non basta un fiammifero, ma ce ne vogliono mille.

Dunque è evidente che ci mentono: è palese che non sarà l’uomo a risolvere i problemi degli uomini. Bisogna volgersi altrove: questo non significa aderire ad una religione positiva, tutt’altro, poiché le varie chiese (da quella cattolica sino alla Confraternita della Nuova era) sono contraffazioni della spiritualità. Dallo scientismo e dallo storicismo non si deve scivolare nell’idolatria. Bisogna, invece, aprirsi alla possibilità di una salvezza della storia e soprattutto dalla storia, una liberazione che non è di origine umana.

Per millenni abbiamo confidato nelle istituzioni, nei governi, nei “politici”. Con quali risultati? Non ci siamo ancora accorti che i poteri umani (tutti) sono squisitamente disumani. Eppure siamo avvelenati ogni giorno, in modo subdolo e proditorio, sia nel corpo sia nella mente, proprio da coloro che affermano di agire per il nostro bene. Dovremmo dar forse credito alle ultime leve della “politica”, spaventapasseri nuovi nuovi, atti a sostituire quelli a tal punto sdruciti che se ne vede la paglia all’interno?

Probabilmente epocali, apocalittici eventi si stanno preparando e non saranno né una setta né un partito ad affrontare le immani sfide che ci attendono.

Siamo di fronte ad un bivio: o ci lasciamo abbindolare dai vuoti vati del XXI secolo per avviarci sulla strada larga che porta al baratro o, pur con tutte le incognite del caso, ci incamminiamo verso la stretta via della perseveranza nell’attesa.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

17 aprile, 2017

Assenzio (II)



Nella lirica "Assenzio", Andrea Zanzotto (Pieve di Soligo, 10 ottobre 1921 – Conegliano, 18 ottobre 2011) coagula il senso disperso del tempo che sovrasta il mondo: l'esistenza si appiatta sotto la minaccia di un universo estraneo, profano, ostile. La stagione autunnale, con l'azzurro glaciale delle Alpi, il rosso odore del mosto ed il vento amaro, è solo l'eco vuota di una conchiglia, lo strascico di un cosmo-relitto.

La deserta stagione
nell’acqua dei cortili
le sue gioie scompone
precipita dai clivi.

Verso i monti delle alpi
torna azzurro ed assenzio
di venti, torna ai campi
la sagra del silenzio.

E il tuo freddo rimpianto
sta sui vacui confini
contro il purpureo vanto
dei mosti e dei giardini,

mentre l’astro crudele
dalle attardate sfere
rigèrmina e fedele
cresce nel suo potere.

Sigillo augusto, degna
fine, voto profondo,
spada che a morte segna
per sempre il cielo e il mondo,

delle tenebre alunno
che impietrisci l’aurora!
Nell’ombra dell’autunno
il chiuso bosco odora.


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APOCALISSI ALIENE: il libro

13 aprile, 2017

Una pura paura



Che cosa spinge Trump the pump e gli altri orrendi burattini della feccia mondialista a pigiare sul pedale dell’acceleratore con il fine di accendere quanto prima un conflitto planetario, non importa contro chi, con quale pretesto e con quali belligeranti? Forse la consapevolezza che il tempo stringe? Possibile. E’ palese che il guerrafondaio dell’Impero di U.S.A.tana mena colpi a casaccio: rinfocola odi, si accanisce contro la Siria, provoca la Corea del Nord, fomenta controversie con la Federazione russa (avversario fittizio) con cui fino a pochi mesi addietro pareva in buoni rapporti. L’importante è riuscire ad accendere la miccia.

Il clima è sempre più rovente: attentati finti e veri generano timore e senso di insicurezza nella popolazione abituata ad abbeverarsi alle fonti inquinate dei media ufficiali. Il terrore si diffonde dappertutto: stupri, rapine, omicidi, stragi, calamità “naturali” sono enfatizzati ed ingigantiti dagli organi di regime nei loro tratti più macabri ed efferati affinché la gente non si senta sicura neppure più a casa propria… casa di cui, tra l’altro, potrebbe presto essere defraudata. Quanti invocano sicurezza, protezione, legge ed ordine! Sono garanzie che il sistema sistematicamente distrugge, anche se finge di promuoverle, soprattutto perché rivendicate da cittadini sempre più spaventati, sempre più inermi. Il tutto mentre papa Imbroglio lancia messaggi sibillini sui prossimi cambiamenti...

Oggi non si governano i popoli neppure più con la costrizione, ma con la paura, una paura fuori controllo, folle, incommensurabile. Non passa giorno senza che un autocarro, in una tragica finzione, schiacci qualche passante; non passa giorno senza che bambini innocenti, in una tragica finzione, siano scorticati con armi chimiche. La verità soccombe al cospetto della dittatura televisiva, mentre l’incubo di vivere in un mondo stravolto, assediato da criminali e da minacce, abbatte le ultime barriere della razionalità.

In questo parossismo si può intravedere uno spiraglio? Il 2017 pare anno cruciale: oltre ad essere il centenario delle “apparizioni” di Fatima, è anche quello della Rivoluzione russa, sono inoltre trascorsi cinque secoli dalla Riforma luterana. Sappiamo quanto i Fulminati siano fissati con le simbologie numeriche e con le ricorrenze. Quest’anno potrebbe non passare senza offrire sorprese nel bene e nel male. La corda è molto tesa: o si spezzerà o ci colpirà in fronte... nel terzo occhio.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

09 aprile, 2017

Coincidenze



Che significato hanno quelle che chiamiamo “coincidenze”? Stiamo leggendo un testo e di colpo ci imbattiamo nella stessa parola che qualcuno in quel preciso momento pronuncia. Succede anche con vocaboli talmente rari che siamo tentati di escludere la casualità.

Per molte ragioni almeno i sincronismi ci sorprendono: in primo luogo, perché ci pare che – come taluni amano ripetere – l’universo ci stia inviando un messaggio. Siamo dunque i destinatari di segni appartenenti ad un codice? Non è un piccolo privilegio essere coloro cui sono indirizzate importanti missive. Sono segni simili ai sogni, anch’essi enigmatici nella loro pregnanza ed inestricabilità semantica. Pure i sogni sono comunicazioni che vengono da profondità arcane, inesplorate: manifestano, velandole, verità abissali. Rivelano, ossia velano di nuovo.

Il cosmo tenta di instaurare un dialogo con noi, ma per riferirci che cosa? Se già è difficile interpretare le icone di questa dimensione spazio-temporale, è quasi impossibile decriptare quelle che la trascendono. I sincronismi sono smagliature nel tessuto del mondo, bulloni che stanno per saltare.

Le convergenze ci stupiscono, anzi ci sgomentano, anche poiché possiedono alcunché di fatale: si ha l’impressione di essere delle puntine che inciampano in un granello di polvere sul microsolco definito “vita”. Si avverte un senso di astratta irrealtà. Scrive John Keel: “La nostra realtà non è poi così reale come sembra. La profezia, l’arte di prevedere il futuro, sarebbe impossibile, se il futuro non esistesse già in qualche forma. E’ solo che ci mancano i giusti mezzi per definire e descrivere quella forma”. Probabilmente è così: il futuro esiste già e noi possiamo solo andargli incontro.

Certo, meglio la razionalità del destino, per quanto nascosta ed incomprensibile, che l’illogicità, la follia del caso. Questo ci conforta, ci spinge a vedere nel quadro degli eventi, persino quelli più inaccettabili, un disegno, un filo che tutto unisce, di là dalle apparenti separazioni.

In fondo, siamo all’interno di un gioco cosmico, anche se poi è diventato un giogo.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

01 aprile, 2017

Il crepuscolo di Lei



Su queste rovine ho puntellato il mio mondo. (T.S. Eliot)

La logica del mondo è illogica e la razionalità conduce alla follia. (Anonimo)

Ragnarok


E’ questo davvero il crepuscolo dell’umanità. E’ questo davvero il crepuscolo? Non sappiamo se la sabbia della clessidra stia per finire, ma i segni del Ragnarok sembrano moltiplicarsi. Non esiste ormai più alcuna istituzione che non sia corrotta sino al midollo, non esiste quasi più uomo che non sia stato plagiato così che, anche chi crede di agire per il bene, in realtà opera alacremente per il male: è il caso di tutti quei volontari ed affiliati alle organizzazioni non governative, associazioni a delinquere mascherate dietro propositi filantropici. Mai il potere, come in questo periodo, ha saputo dissimulare con infinita ipocrisia la sua essenza malefica, puzzolente, putrida.

Nel Medioevo riformatori ed “eretici” spesso tuonavano contro la Chiesa di Roma, perché traviata dalla simonia, dalla lussuria e dalla cupidigia di ricchezze. Oggi chi si accorge che ogni decisione dei turpi governi (tutti) è solo volta a stringere ulteriormente i ceppi? Complice la tecnologia con le sue meraviglie, il mondo sta diventando (è diventato) una prigione che noi stessi con entusiasmo costruiamo. Un tempo si era governati da deficienti; oggi da perfetti delinquenti.

Non sbaglia chi vede in questa degenerazione la longa manus (una mano ben nascosta) di entità abominevoli, siano esse le Potestà di Paolo e degli Gnostici, siano alieni malvagi: non si spiegherebbe altrimenti l’attacco subdolo ma micidiale sferrato contro la vita, la bellezza e la verità. E’ un’aggressione che si manifesta come scardinamento di ogni nobile principio, come deliberata contaminazione del pianeta. E’ un’infezione che si propaga, senza incontrare la resistenza di alcun anticorpo.

Neo-genesi

Non è la prima volta in cui si respira un’atmosfera da Basso Impero, ma è la prima in cui non splendono neppure più i fuochi fatui della decadenza. Infatti quello che viviamo non è un declino, ma una genesi subumana dell'essere homo novus, una creatura infida, malaticcia, ottusa, abulica, violenta.

Non passa giorno senza che siano offerti olocausti ad “iddii pestilenziali” (E. Montale): carneficine, omicidi sanguinari, sevizie, scelleratezze di ogni genere... eppure tutto scivola nel limbo dell'indifferenza. Non passa giorno senza che sia inscenato nel cielo lo spettacolo più obbrobrioso che occhio possa tollerare, eppure quasi nessuno se ne avvede, anzi, di fronte ad un sole emaciato ed anemico, quanti esclamano: “Che bella giornata!”. Il sole... in un passo di Rivelazione è scritto “Il quarto angelo suonò la tromba ed un terzo del sole, un terzo della luna ed un terzo degli astri fu colpito e si oscurò: il giorno perse un terzo della sua luce e la notte ugualmente”. (Apocalisse 8, 12). Questo sinistro oracolo sembra trovare adempimento nell'attuale debole attività solare, fenomeno su cui, prima della poco affidabile N.A.S.A., aveva lanciato l’allarme lo scienziato indipendente Eric Dollar. Siamo prossimi ad una nuova era glaciale, con le conseguenti carestie?

Come bolle di gas sulla superficie di un lago sulfureo, pullulano gli abbagli. Più lo scenario diventa spaventoso, più ci si aggrappa ai fili delle illusioni. Non mancano i profeti del Risorgimento: siamo ad un passo dal Paradiso. Sono sufficienti un sito New age, un manuale sul pensiero positivo, una passeggiata alla (b)aria aperta... e tutto si risolverà. In questo calderone, in codesta farcitura piena di ingredienti, dove poche intuizioni e poche verità sono impastate con molte balordaggini, si resta disorientati: Malanga, Biglino, manga giapponesi, energie, filosofie, Fusaro, fusione fredda, cerchi nel grano, grano transgenico, Arconti, conti in rosso, contatori “intelligenti”, alieni, alienati, negazionisti, sieronegativi, viaggi su Marte, martedì letterari... è un souk dove si può acquistare quello che si vuole. Come Simon Mago, possiamo pretendere di procacciarci i carismi: basta del denaro da spendere in un corso sull’autostima.

Terapia

Ammettiamolo: siamo ancora e sempre nella fase dell’anamnesi e della diagnosi. Le analisi sulla crisi e le contraddizioni del mondo contemporaneo si sprecano. Spesso sono disamine molto argute: si spazia con disinvoltura dalla politica all’economia, dalla scienza di frontiera alla magia, dalla genetica all’ermeneutica, dall’archeologia alla storia segreta... Tutti hanno compreso, hanno le risposte ai problemi ed ai quesiti che per millenni hanno torturato le menti più brillanti. Le risposte sono a portate di mano: i misteri sono stati svelati, si sono dileguati come brume evaporate per la calura. Purtroppo spesso non si va oltre le belle parole, oltre promesse che non possono essere mantenute, perché la strada non solo è stretta, ma non sappiamo neppure dove sia. In fondo, quelli che propongono ed additano strategie risolutive, al limite offrono qualche palliativo. Il limite maggiore di questi responsi risiede nel loro disconoscere il nucleo irrazionale della realtà, l'enigma del male: si squadernano prospettive, eppure sono piatte come sogliole; si costruiscono edifici maestosi, eppure privi di fondamenta. La terapia esiste, ma è, in parte, diversa per ognuno di noi: per questo nessuno può presumere di vendere il manuale di istruzioni. La terapia esiste: purtroppo, però, costa moltissimo, più di noi stessi ed è una medicina amarissima da trangugiare, infine il recipiente, dove è contenuto il farmaco, non è di “soavi licor asperso”. (T. Tasso)

Molti pensano che sia imminente la fine con il ritorno del Messia. In effetti, in qualsiasi modo la si pensi, non si può negare che gli indizi di un crollo generale, di uno strappo nel tessuto dello spazio-tempo, persino di un’epifania, si possono leggere nella filigrana degli eventi. Sono eventi che hanno preso una bruttissima piega. Così, mentre vediamo speranze macellate e sogni maciullati, ci ostiniamo a stare davanti alla finestra... spalancata.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

30 marzo, 2017

Caterina da Siena: un'esperienza di pre-morte



Caterina Benincasa nota come Caterina da Siena (Siena, 1347 – Roma 1380) religiosa e teologa; santa. Penultima di venticinque figli, entrò nel 1363 nel terz’ordine domenicano delle mantellate. Affiancò alla vita contemplativa un alacre impegno nelle opere di carità, assistendo malati e bisognosi, promuovendo la riconciliazione tra famiglie e fazioni e la riforma della Chiesa. Intervenne con energia anche in alcune questioni politiche, adoperandosi fra l’altro per il ritorno dei papi dall’esilio di Avignone. Sono celebri le sue 381 lettere, indirizzate tra il 1370 ed il 1380 a chierici e laici, papi e re, umili e potenti; tutte percorse da un’impetuosa volontà di persuasione, esse ricorrono ad uno stile energico, ricco di immagini bibliche e di allegorie, ma anche di spontanee espressioni della parlata senese. Più letterario lo stile del Dialogo della divina provvidenza, dettato ai discepoli nel 1378.

Pochi sanno che Caterina da Siena visse un’esperienza di pre-morte, anzi, stando alle testimonianze dell’epoca, ella un giorno all’improvviso morì. Tornata dopo quattro ore in vita, raccontò il suo vissuto e descrisse quanto aveva visto, dopo che l’anima si era staccata dal corpo.

Il domenicano Raimondo da Capua o Raimondo delle Vigne (era discendente di Pier delle Vigne, lo sventurato funzionario dell’imperatore Federico II, collocato da Dante fra i suicidi), giuntagli la notizia dei fenomeni soprannaturali che costellavano l’esistenza di Caterina, volle sincerarsi che la donna fosse veramente una mistica: dapprincipio diffidente, concluse che i carismi di Caterina erano genuini.

Frate Raimondo, autore della biografia della santa senese, riporta, tra le varie manifestazioni misteriose, quanto le fu riferito da Caterina sul giorno in cui spirò. Il religioso scrive che la mistica scorse una luce intensa, la gloria dei Santi, le anime del Purgatorio e le atroci pene dei peccatori. Nella dimensione in cui si inoltrò l’anima di Caterina, un “luogo” dove il tempo non esiste ed in cui si prova un’estasi inesprimibile, ella potè contemplare la divina Essenza. Colà incontrò pure il Messia che le affidò la missione di predicare sia presso gli ultimi sia presso i dignitari. Infine di botto l’anima tornò nel corpo ed il dolore fu così grande che Caterina pianse per tre giorni e tre notti.

Pur nella peculiarità cattolica del racconto, l’esperienza della monaca palesa i tratti tipici delle NDE: la visione del fulgore, il senso di ineffabilità, l’intollerabile patimento sofferto, una volta che lo spirito si ritrova nel carcere del soma.

Fonti:

Enciclopedia del Medioevo, Milano, 2007, s.v. Caterina da Siena
A. Socci, Tornati dall’Aldilà, Milano, 2014


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APOCALISSI ALIENE: il libro

26 marzo, 2017

Dino Buzzati: oltre il silenzio delle cose



Dino Buzzati (Belluno 1906 - Milano 1972), narratore, poeta, pittore e giornalista è noto soprattutto per il romanzo “Il deserto dei Tartari” (1940). Il suo stile è dimesso, la prosa è quasi grigia, eppure talora scintilla di improvvise accensioni liriche, si rileva in una massima pensosa, in una pennellata che cristallizza uno stato d’animo, un angolo di paesaggio: in questo modo l’ispirazione dello scrittore bellunese si anima di fremiti indimenticabili.

Di solito il discorso narrativo nei racconti – tra le sue cose migliori – procede lineare, con svolte inavvertite: sono snodi che sovente portano ad una rivelazione terribile, ad un epilogo tragico, ma la climax è lenta, estenuante e conduce alla conclusione attraverso passi tanto progressivi quanto fatali.

Buzzati è artista dalla vena metafisica: egli guarda alla realtà, scorgendone indizi surreali. Ascolta la natura e ne ode l’eco del soprannaturale, come se il confine tra l’al di qua e l’al di là fosse solo la linea sempre esitante della penombra.

La vita è esplorata in tutte le sue sfaccettature: la solitudine e l’incomunicabilità, l’anelito verso Dio, l’enigma della sofferenza e delle malattie, la ricerca inesausta, eppure sempre frustrata di un senso (si pensi al celebre testo “Il colombre”), la calamità che si abbatte fulminea su esistenze ordinarie, il tempo con il disfacimento, la santità e la depravazione… Il tono è per lo più elegiaco, ma non mancano sbuffi ironici.

Buzzati sfiora e fa vibrare un po’ tutte le corde delle emozioni e dei sentimenti: il suo tocco è delicato, gli accordi ed i contrappunti sommessi, come se l’autore avesse pudore ad interrogare il mistero del reale, per paura di ricevere le risposte che possiamo intuire.

Un’onda di malinconia fluisce in molte novelle, anche nelle storie rischiarate dalla fede, per bagnare dialoghi e personaggi colti nella loro nuda, vera umanità. A volte un’angoscia innominabile permea le pagine del N. e si coagula in scioglimenti che non sciolgono il dramma, lasciandoci con un nodo in gola. Sempre sentiamo palpitare una voce che evoca qualcosa di distante, di arcano, di spirituale.

Di seguito alcune riflessioni e sentenze tratte dai racconti di Buzzati.

“In cuor suo, Dio onnipotente vorrebbe che certe cose non succedessero, ma impedirlo non può, perché è stato da lui stesso deciso”.

“Il pianto di un bimbo basta ad annullare il mondo”.

“Neppure noi sappiamo ciò che ci attende; nessuno può conoscere i dolori, le sorprese, le malattie destinate forse all’indomani”.

“Percepivo già il tempo che s’era già impadronito di me e cominciava a divorarmi”.

“Ogni vero dolore viene scritto su lastre di una sostanza misteriosa al paragone della quale il granito è burro”.

“Poi la giornata ricomincia a macinarmi con le sue aride ruote”.

“Anche noi nella notte, in mezzo alla campagna solitaria, non siamo più che ombre, fantasmi scuri con dentro l’invisibile carico d’affanni”.

“I cuori, quelle buie, sanguinanti scogliere”.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

22 marzo, 2017

Infelici e contenti



Ha ragione il glottologo russo, Roman Jakobson, quando afferma che i sinonimi perfetti non esistono: infatti, se prendiamo in considerazione la contentezza, dobbiamo constatare che essa non equivale alla felicità. Essere contenti significa essere appagati: per dirla con Epicuro “non aver fame, non aver sete, non aver freddo, non aver caldo”. E’ una “felicità da moribondi”: così accortamente la giudica lo storico della Letteratura greca, Gennaro Perrotta. E’ un mero soddisfacimento di istinti naturali ed è già molto, se pensiamo che molti uomini, nel nostro mondo civile, soffrono i morsi dell’inedia e dell’arsura.

Tuttavia tale soddisfazione è ben lungi dal combaciare con la felicità che è uno stato di grazia, una luce immateriale che rischiara l’anima e splende sulla vita. E’ evidente quanto sia rara tale condizione che – ha ragione La Rochefoucauld – “dipende dal gusto e non dalle cose”. Sebbene sappiamo che il desiderio di essere felici, è quasi sempre destinato alla frustrazione, non smettiamo mai di perseguire quegli obiettivi che ci potranno forse donare un istante di estasi. Così l’esistenza si consuma in vani tentativi, mentre immense energie si esauriscono in sacrifici degni di fini migliori. Si è che nel cuore umano l’anelito alla felicità è insopprimibile ove si intenda per felicità appunto quel senso di armonia con sé stessi e con il mondo, quella linfa che alimenta l’esistenza, il brivido d’infinito che trascorre l’arido tempo, non il volgare divertissement dei bruti.

E’ palese che, mentre la felicità è affatto infrequente, la serenità non esiste: per essere sereni, è necessario liberarsi di ogni magagna, fugare ogni affanno, sciogliere le tristi speranze del passato e gli esangui ricordi del futuro. Chi su questa martoriata terra può asserire di non essere neppure sfiorato dalle ombre del tempo?

Molti dunque sono – non è un paradosso – infelici ma contenti e vice versa. La formula conclusiva di molte fiabe, “E vissero felici e contenti”, è superficiale, fatua, falsa.

Una profonda ingiustizia, infine, rende la felicità ed il suo contrario, il dolore, non equilibrati, non equipollenti: invero, mentre la prima giunge ad un punto in cui non può andare oltre, la sofferenza non conosce limite alcuno, poiché di un patimento si può sempre immaginare ed esperire un’esacerbazione, uno stato peggiore. E’ per questo motivo che Dante scrive che le già intollerabili, spaventose, brutali pene dell'Inferno si accresceranno ulteriormente, allorquando le anime dei dannati, dopo il Giudizio universale, si ricongiungeranno ai corpi.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

18 marzo, 2017

Catene



Che cosa sono i ricordi? Sono catene sia perché ci incatenano al passato sia perché sono concatenati.

Le memorie s’incollano agli oggetti, ai visi, ad altre memorie a tal punto che, se esse non ci legassero, saremmo finalmente liberi, saremmo finalmente vivi, ma, come a ragione constata Fernando Pessoa, a proposito della felicità incastrata nell’attimo inafferrabile, lo stesso vale per la libertà e la vita: ambedue sono inglobate nell’istante sfuggente, ambedue sono oltre sé stesse. [1]

Così esistiamo, ma non possiamo vivere, a causa delle rimembranze, lunghe ombre proiettate sull’adesso. Senza i ricordi e le loro seducenti controfigure, le speranze, saremmo ancora noi stessi, avremmo un’identità? Forse no. Dunque è l’identità che ci imprigiona.

Intanto il passato tutto trascina via, tutto fagocita, simile al buio notturno che inghiotte colori, suoni, forme, pensieri. Il presente, non appena lo si sfiora, è già passato ed il futuro è solo un'immagine riflessa sullo specchio del tempo. Il tempo profana il tempio dell’essere, mentre cadiamo nell’ignoto, aggrappandoci alle fragili sporgenze dei ricordi.

Non si può vivere di ricordi: infatti ne moriamo.

[1] Scrive l’autore portoghese: “La felicità è fuori dalla felicità. Non esiste felicità, se non con consapevolezza, ma la consapevolezza della felicità è infelice, perché sapersi felice è sapere che si sta attraversando la felicità e che si dovrà subito lasciarla. Sapere è uccidere, nella felicità come in tutto”.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

14 marzo, 2017

Göbekli Tepe: inquietante ipotesi sulla sua funzione

E’ stata di recente rilanciata un’inquietante ipotesi circa la funzione dell’enigmatico complesso architettonico riscoperto per caso alcuni decenni fa a Göbekli Tepe, in Turchia. In particolare, l’archeologo tedesco Klaus Schmidt ritiene che il centro potrebbe essere stato un santuario in cui si compivano sacrifici umani. Schmidt ricorda che i “pilastri” a T del sito non sono pilastri, ossia non reggevano alcuna struttura, essendo, invece, dei monoliti in cui sono sbozzate delle sembianze umane. Sono dunque statue antropomorfe.



Su uno dei blocchi litici del sito monumentale sono effigiati un avvoltoio ed un cerchio: lo specialista reputa che il cerchio sia la figura stilizzata di una testa, ad evocare un macabro rituale. Il volatile sembra quasi giocare con la presunta testa. Altri megaliti mostrano rilievi non meno sinistri con animali legati sovente al motivo della morte. La supposizione è avvalorata anche dal ritrovamento di mucchi di ossa ammassate nelle adiacenze del complesso monumentale.

Com’è noto, il sito fu all’improvviso abbandonato, dopo essere stato sepolto sotto spessi strati di terra. Che cosa volevano occultare i costruttori di Göbekli Tepe? E’ plausibile che colà fossero compiute immolazioni umane (con decapitazione delle vittime) da una casta sacerdotale che era molto più “progredita” rispetto alle comunità di cacciatori e raccoglitori cui, a torto, è stata attribuita l’edificazione del manufatto architettonico. Nella protostoria e nell’antichità le élites sacerdotali erano tutt’uno con le classi dirigenti: esse controllavano con il loro prestigio, direttamente o per mezzo dell’aristocrazia, la politica, l’economia e la cultura.

Siamo chiari: le interpretazioni di Linda Moulton Howe et al. sono edulcorate ed ingenue. Göbekli Tepe fu probabilmente un centro cerimoniale (uno dei tanti) fondati da una genia incline a dominare intere popolazioni, pur rimanendo spesso nell’ombra, come un tetro regista della tragicommedia che chiamiamo Storia. Poiché l’Historia non è magistra di alcunché, solo pochi comprendono che quella stirpe nefanda è la stessa che, lungo i millenni, ha pilotato i principali eventi. Ancora oggi li pilota per condurre l’umanità verso l’Armaggeddon...

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APOCALISSI ALIENE: il libro

11 marzo, 2017

Esclusione



Abbiamo avuto la ventura di leggere l’ultima intervista a Tullio De Mauro, noto glottologo che fu anche ministro della Pubblica istruzione (?). Ecco, quando ti imbatti in testi del genere, ti cadono le braccia. Sicuramente De Mauro, come tutti gli intellettuali organici al sistema, è sempre stato sopravvalutato, tuttavia da un esponente dell’intellighenzia ci si aspetterebbe qualcosa di più. Com’è noto, lo scadimento del linguaggio è il primo sintomo (causa ed effetto insieme) di un declino culturale ed etico.

Così constatare che De Mauro accoglie nel suo scalcinato vocabolario termini come “sindaca” ed “inclusione” suscita infinito avvilimento: non è tanto un problema lessicale, quanto la dimostrazione che ormai le idee distorte e perverse bandite dall’establishment hanno colonizzato anche le coscienze di chi pensavamo avesse preservato un minimo di discernimento. Una parola becera ed ipocrita come “inclusione” (fino a poco tempo fa si usava con lo stesso intento “accoglienza”) trascina dietro di sé una serie di concetti malsani, quelli propugnati dal mondialismo. Il termine “inclusione”, tolta la vernice, significa disintegrare la società, demolire le ultime roccaforti delle culture nazionali per creare un orrido miscuglio in cui le tensioni e gli squilibri fra le etnie, tra clandestini e cittadini autoctoni porteranno a ridisegnare il contesto socio-economico nella direzione della barbarie, dell’ingiustizia e della miseria.

Se il presente è disfatto, il futuro che si para innanzi a quest’ultima disgraziata generazione è putrefatto.

Se la popolazione in modo compatto e reciso rifiutasse di adeguare il suo registro linguistico agli obbrobri boldriniani, se la maggioranza degli Italiani (e non solo) avesse il coraggio di escludere, di esautorare e di espellere tutti gli ideatori ed i collaborazionisti della sciagurata politica globalizzatrice, il mondo finalmente potrebbe vedere una svolta positiva.

In caso contrario continueremo ad inserire qualche foto di scie tossiche sulle piattaforme di condivisione, a pubblicare articoli sui danni causati dai vaccini, a tuonare contro gli usurai internazionali, ma, svegliandoci al mattino, ci ritroveremo sempre sotto lo stesso cielo velenoso, mentre ci strappano quel poco che ci è rimasto: una catapecchia che ci costa una fortuna e quattro soldi bucati, guadagnati con il sangue.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

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